Quando penso a cosa voglio fare da grande, vengo catturata da una miriade di pensieri: aspirazioni, idee, progetti, situazioni, realtà. La maggior parte di questi è ancora in potenza, deve assumere una forma ben dettagliata e invitante. Mi sto plasmando e sto costruendo i miei interessi. Durante gli studi, il mio obiettivo era toccare davvero quella comunicazione di cui tanto ho sentito parlare; la grande occasione mi si è presentata con la tesi di laurea: “Nuove tecnologie ed emotional publishing. Il caso Jumper Photo Magazine”.
Un’esperienza bellissima, dove ho conosciuto e seguito la realtà di Jumper, portale di risorse e formazione per fotografi professionisti. Decisa ad approfondire il mio interesse per la fotografia, ho iniziato ad abbracciarne lavoro e progetti, tra cui lo studio dell’evoluzione delle riviste digitali. Per questo motivo, spinta dalla volontà di legare il lavoro di tesi ad un mio interesse, ho scelto di discutere alcuni aspetti della trasformazione di questo prodotto, assumendo come essenziale punto di riferimento l’esperienza di Jumper in questo settore. L’ultimo progetto editoriale di Jumper è stata la rivista Jumper Photo Magazine, presentata a fine gennaio 2011.
JPM è una rivista solo digitale, non c’è una copia stamapata. Inoltre, è ottimizzata per ogni categoria di device: impaginata e sviluppata per iPad, per desktop e per tutti i dispositivi più piccoli. Per fare questo, Jumper ha lavorato (e sta lavorando) con le più evolute tecnologie esistenti al mondo: JPM è la prima rivista italiana ad essere pubblicata con il software di Adobe. Per la versione iPad vengono utilizzate le stesse tecnologie che hanno consentito la realizzazione di Wired USA, cioè la Digital Publishing Suite; per la versione smartphone viene utilizzato il formato pdf e per la versione desktop la tecnologia Adobe AIR.
Tutto questo argomento tecnologico non è però al centro dell’attenzione: l’argomento vero sono i contenuti. La rivista, infatti, non viene sviluppata per mostrare l’abilità di produrre qualcosa di innovativo, ma si vuole usare la tecnologia per andare incontro ad un pubblico di persone che vogliono ricevere informazioni di altissima qualità, stimoli, idee, visioni, strategie.
Da questa rivista emerge quanto il team di Jumper abbia pensato alla grafica, alla struttura che governa le riviste cartacee, fatte di colonne di testo e specialmente di pagine. Questo magazine ha senz’altro ripreso alcuni concetti nati per la carta, perché partendo da quello che si conosce e mettendosi in gioco si fanno passi evolutivi e si capisce che servono nuove regole. Sembra difficile pensare che non possano esserci pagine da sfogliare, ma quello che JPM ci trasmette, è che potremmo parlare di spazi, ambienti, interazioni, relazioni, scoperte ed emozioni. Perché emozione è la parola chiave di questo lavoro.
Quello che questo magazine ha di speciale è proprio il suo carattere, il modo di porsi al lettore, la sua natura: le parole catturano, le fotografie incantano, le animazioni sorprendono. Dagli ambienti che Jumper Photo Magazine ci permette di navigare, emerge una forte personalità, costruita grazie a contenuti innovativi e immagini di qualità, che abbracciano il lettore, lo convincono e lo appassionano, portandolo oltre il confine della corporeità e del linguaggio, oltre il dispositivo digitale, che diviene un semplice mezzo per raggiungere il coinvolgimento. Si estendono le possibilità del lettore che si avventura in un mondo tutto da scoprire: il linguaggio ordinario della lettura viene sconvolto, ma si accrescono la conoscenza e la felicità.
JPM porta con sé quattro aspetti fondamentali, che possono essere i punti di riferimento per quelle esperienze, grandi o piccole che siano, in cui si vuole davvero fare qualcosa di nuovo, in modo serio e appassionato:
L’identità. Perché la soluzione digitale di Jumper è stata fortemente desiderata, sia come strada da intraprendere per fare parte del mercato dell’editoria digitale, ma soprattutto come frutto di una svolta, della decisione di “esserci” davvero, di proporre ai lettori una “nuova rivista”: nuova nelle forme e nelle modalità di lettura che la caratterizzano, nuova nell’esperienza che propone; ma strettamente legata alle sue origini, a Jumper e alle sue tematiche, nel modo di avvicinare il lettore, di affascinarlo e conquistarlo. Insomma, stessi obiettivi ma modalità diverse di agire.
L’immediatezza. Quando il lettore decide di conoscere Jumper Photo Magazine, di intrattenersi, informarsi e giocare con i suoi contenuti, il primo aspetto che cattura la sua attenzione è sicuramente la freschezza con cui questi vengono proposti. Il lettore può solo abbandonarsi ad un’interazione che coinvolge, abbraccia ed emoziona.
L’evidenza. Ciò che traspare dalle parole, dalle immagini e dai movimenti è la realtà, trasparente e indiscutibile. Non vi è nulla di ambiguo, di macchinoso, nulla che voglia costringere il lettore ad azioni o pensieri che non siano dettati dal coinvolgimento o dal desiderio di fare proprie le parole che vi sono contenute.
La semplicità. Non è solo una questione di stile, di immagine, ma è soprattutto uno stato mentale: è semplice la struttura della rivista, il modo di navigarla ed esplorarla, perché è stato semplice il modo di pensarla e realizzarla. La passione ha condotto questo lavoro, prima come semplice idea, ora come progetto realizzato per un pubblico capace di appassionarsi.
Riparto da tutto quello che in questa esperienza ho imparato, per capire e fare davvero comunicazione.
Grazie Fede. È stato un piacere conoscerti e collaborare insieme