Metafisica

11 10 2009

In nessun luogo l’uomo può ritirarsi, che sia più tranquillo e imperturbabile della sua anima.

Volgi lo sguardo alla rapidità dell’oblio che tutte le cose avvolge, al baratro del tempo infinito: tieni sempre a mente questo ritiro che hai a tua disposizione in questo tuo proprio campicello.

- Marco Aurelio -





A new beginning

5 10 2009

She stood looking through the window, past her shadowy reflection and the plants growing in their pots, at the now silent river which flowed through the sleeping city, taking tired boats and multi-coloured memories to the ocean an hour away. She picked up her glass of wine and watched the liquind shining in the gentle, orange candlelight. Perfumed oil burned on the table and the voice of an old jazz singer filled the room. Charlie, her huge, red cat slept on the sofa and dreamt about catching butterflies. Life wa good, she felt happy.

She laughed to herself; the plane tickets were in her bag, her weekend in New York was going to be amazing, exciting. Last night, he had told her again thathe loved her – her face turned deep red just remembering the moment. But for now, she watched the river alone, she knew she needed to be alone to think. Yet she thought about nothing, she let the sensations come and go in the beautiful black night. She held the future in her hand, she could do anything she liked. So she chose to be alone tonight. She gave Charlie a smile, she laughed and thought “I hate romance! It’s so silly! But it’s fun.” Then she walked across the room, picked up her abandoned paintbrush, and began to move it across the empty white canvas. A new life was beginning.





Cosa mi da noia

5 10 2009

Se mi venisse chiesto cosa mi da più noia…ci penserei per un paio di minuti e farei una bella lista! Ecco la mia top five:

Mi danno noia le persone che mangiano come pesci; non riesco a stare seduta al ristorante o al bar e vedere gente che mangia senza chiudere la bocca. E’ così poco attraente! E mi danno noia le persone che fanno rumore quando mangiano la zuppa o bevono il tè.

Spesso mi danno noia i cellulari. Li detesto al cinema o al teatro, e non mi piacciono al ristorante perché interrompono la conversazione. Si suppone che aiutino la comunicazione ma spesso sono davvero antisociali!

Mi danno noia i cattivi odori sul treno. Non mi dispiace viaggiare sul treno perché non mi piace perdere tempo alla ricerca di un posticino dove parcheggiare – è così stressante! – e perchè adoro guardarmi attorno. Ma gli odori mi danno proprio la nausea. Forti profumi, puzza di cibo sui vestiti e altri odori terrificanti!

A casa, poi, mi danno noia tutti quegli spam nella mia casella di posta. E’ davvero deprimente.

Per finire, mi da noia stare ferma nel traffico quando sto andando in spiaggia – dover aspettare il sole e il mare è così frustrante!





Le parole si guardano

22 09 2009

Non vedo differenza fra la costruzione di un libro e quella di un quadro.

Passando dalla tela alla pagina, il sodalizio tra immagine e parola, disegno e colore, si alternano ritmicamente, come gli oggetti scelti da un giocoliere.

- Henri Matisse -





L’architettura

25 04 2009

Si impiega pietra, legno, cemento; se ne fanno case, palazzi; questo è costruire.

L’ingegnosità lavora. Ma, di colpo, il mio cuore è commosso; sono felice e dico: è bello.

Ecco l’architettura. L’arte è qui.

- Le Corbusier, 1923 -





Rete di persone

25 04 2009

E’ tantissimo che non passo di qui, mi spiace. Ma sono stata presa dagli esami e lo studio mi lascia poco tempo libero. Però stasera mi sento di scrivere qualcosina…

Tra gli esami in preparazione ho scelto pure un laboratorio del prossimo anno, “Storia dei linguaggi di markup”, per cui, oltre a imparare a scrivere in xhtml e pallini vari, sto studiando un libro molto interessante. Si chiama “L’architettura del nuovo web”, di Tim Berners-Lee, l’inventore del Web. In questo libro l’autore ripercorre le tappe che lo hanno portato al World Wide Web: L’esperienza al Cern di Ginevra, i primi tentativi sfortunati di far comprendere ai ricercatori le modalità ipertestuali di comunicazione, l’invenzione del concetto rivoluzionario di link e infine l’affermazione del suo progetto e la fondazione del W3C, il Consortium, l’organismo che favorisce lo sviluppo e la revisione del software per il Web e raggruppa imprese private ed enti governativi per diffondere proposte, standard, garanzie.

In uno dei capitoli fondamentali, l’autore scrive: “Il Web è più un’innovazione sociale che un’innovazione tecnica. L’ho progettato perché avesse una ricaduta sociale, perché aiutasse le persone a collaborare, e non come un giocattolo tecnologico. Il fine ultimo del Web è migliorare la nostra esistenza reticolare nel mondo.”

Le sue parole mi hanno ricordato quello che per mesi abbiamo discusso nel corso per cui questo mio blog è nato. Forte no??? La risposta sta in queste poche ma significative parole!





Disposti a rischiare?

3 02 2009

Probabilmente si teme di sporcare l’idea di una relazione educativa pura, quella dell’insegnante che trasmette allo studente il suo sapere. Se invece si credesse di più nella creazione collettiva come rapporto educativo, in nome della passione per il proprio mestiere e in nome del bene dello studente, senza temere di mettere in pericolo la propria credibilità, si potrebbero sperimentare rapporti educativi che passano attraverso le materie ma anche attraverso le emozioni.

Stimolare questa attività di creazione significa però intraprendere un percorso rischioso. A tratti felice, ma spesso pauroso.

Ho paura di sbagliare. E credo di aver paura di sbagliare perché mi confronto continuamente con gli altri, con altre esperienze, con altre idee.

Invece dovrei guardare a tutte queste cose in prospettiva, senza fare paragoni. Dovrei fare riferimento alla mia vita soltanto, perché ogni esistenza ha aspetti positivi e aspetti negativi. Ognuna è autonoma.

L’unico merito che si è guadagnato la mia ammirazione o ha suscitato in me il desiderio di imitarlo è stato quello di avere corso un rischio, rischiando a modo suo.

- Keith Haring, 2001 -





Il lavoro creatore

3 02 2009

Dunque, all’incirca diceva così: chi è, che cosa è un creativo?

Il creativo è colui che si colloca tra i canoni consolatori, confortanti, della cultura cosciente, e l’inconscio, il magma originario, il buio, la notte, il fondo del mare.

Sono questa vocazione, questa medianità, a fare il creativo.

Egli abita, si pone, vive in questa fascia per operare una trasformazione, simbolo di vita: e la posta in gioco è la sua stessa vita o la sua salute mentale.

- Federico Fellini, 1993 -





I mezzi aprono le porte

31 01 2009

La fotografa Diane Arbus, che passò parte della propria vita a scattare fotografie di persone devianti con una sorta di ammirazione, spesso si interrogava sulle nuove ed inaspettate possibilità che la macchina fotografica poteva donarle. Diceva:

- Se io fossi semplicemente curiosa, mi sarebbe assai difficile dire a qualcuno: “Voglio venire a casa tua a farti parlare e indurti a raccontarmi la storia della tua vita”. Voglio dire che mi direbbero: Tu sei matta”. E in più starebbero sulle loro. Ma la macchina fotografica da una specie di licenza. Tanta gente vuole che le si presti attenzione, e questo è un tipo ragionevole di attenzione da prestare. -

I mezzi tecnologici sono estensioni dei nostri desideri. Ci aprono alla percezione, estendendone le nostre possibilità. Dilatano i limiti del nostro linguaggio. Qui sta la possibilità di conoscere, comprendere, avventurarsi in un mondo da scoprire: il linguaggio si estende e viene sconvolto. Ma si accrescono la conoscenza e la felicità.

Così facendo noi creiamo qualcosa di nuovo, attraverso il duplice meccanismo di distruzione e creazione. Nella nostra società la distruzione è vista con un’accezione negativa. Il suo valore sta invece nelle possibilità che essa apre. Ogni volta che decidiamo, scegliamo, creiamo, noi distruggiamo.

E i bambini anche in questo insegnano. Sono creatori migliori degli adulti perché alla loro età vivono intensamente i passaggi distruttivi della vita. Senza saperlo hanno compreso quale sia il valore della distruzione.





“All this we can do, all this we will do”

21 01 2009

“America. In the face of our common dangers, in this winter of our hardship, let us remember these timeless words. With hope and virtue, let us brave once more the icy currents, and endure what storms may come. Let it be said by our children’s children that when we were tested we refused to let this journey end, that we did not turn back nor did we falter; and with eyes fixed on the horizon and God’s grace upon us, we carried forth that great gift of freedom and delivered it safely to future generations”.

Sono stata tutto il giorno davanti al computer, studiando un progetto di sceneggiatura multimediale…

Mentre io dedicavo il mio tempo allo studio, in una realtà molto lontana dalla mia un uomo diventava la speranza del mondo.

Barack Obama, il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, ha giurato fedeltà davanti a due milioni di persone riunite a Washington per il suo tanto atteso insediamento. Obama, sulle orme di Lincoln, ha chiamato i suoi concittadini ad una nuova era di responsabilità:  il momento di rifare l’America è arrivato.

“Today I say to you that the challenges we face are real. They are serious and they are many. They will not be met easily or in a short span of time. But know this, America – they will be met. On this day, we gather because we have chosen hope over fear, unity of purpose over conflict and discord”.

Ed ora che me ne sto andando a letto, perché domani mattina mi aspetta una pesante lezione di psicologia, cosa starà facendo Obama? Chissà che movida alla Casa Bianca!